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Henri Thomasson - La scuola Italiana sino al 1997

Henri Thomasson (1910–1997) è stato lo storico pioniere e divulgatore della Quarta Via in Italia, espressamente incaricato di diffondere l'insegnamento ortodosso nel nostro Paese.Il legame con Jeanne de Salzmann e GurdjieffL'incontro (1947): Scrittore e mistico francese originario della regione di Lione, entrò in contatto con il sistema di Gurdjieff a Parigi attraverso il gruppo guidato da Henriette Lannes. Poco dopo fu introdotto direttamente a Georges Ivanovič Gurdjieff e a Jeanne de Salzmann, che frequentò assiduamente fino alla morte del maestro nel 1949.
La missione in Italia (1971):
Dopo aver guidato per anni le attività nella regione di Lione, ricevette da Madame Lannes e dalla Fondazione l'incarico formale di sviluppare l'insegnamento in Italia. Sviluppò stabilmente lo storico gruppo di Torino e fondò da zero i centri ufficiali di Milano e Roma, coadiuvato dalla moglie Michèle per l'insegnamento dei Movimenti (le danze sacre).L'influenza sulla cultura italiana e Franco BattiatoThomasson ebbe un impatto profondo sulla scena artistica e spirituale italiana degli anni '70 e '80:I libri principali (Diari di Lavoro)Thomasson annotò per decenni le sue esperienze interiori in un diario, considerato oggi una delle guide pratiche più limpide sulla Quarta Via:Battaglia per il presente: Il suo diario fondamentale (periodo 1947-1967) che descrive lo sforzo costante di smascherare "l'Impostore" (la falsa personalità).Prima dell'alba: Testo incentrato sull'importanza del silenzio mentale e sulla ricerca dell'essenza reale.Bagliori dell'anima e Il pellegrinaggio ed altri scritti.
I diari e gli scritti di Henri Thomasson sono considerati tra i testi più limpidi ed efficaci della Quarta Via, poiché traducono la complessa cosmologia di Gurdjieff in un'esperienza quotidiana e intima. I suoi concetti chiave si articolano attorno a quattro pilastri fondamentali:
1. La lotta contro "L'Impostore"Per Thomasson, la personalità ordinaria dell'essere umano è un "Impostore": una maschera sociale automatica, fatta di abitudini, reazioni meccaniche e orgoglio.L'Impostore simula la coscienza, ma in realtà è addormentato.Il primo compito del "Lavoro" non è migliorare se stessi, ma smascherare l'Impostore attraverso un'osservazione di sé distaccata, imparziale e priva di giudizio morale.
2. Il "Richiamo" e lo Sforzo d'AttenzioneIl punto di partenza della ricerca interiore è il Richiamo: una sete profonda, un senso di insoddisfazione che spinge l'uomo a svegliarsi dal sonno ipnotico della vita quotidiana.Questo richiamo richiede uno sforzo attivo, chiamato "Attenzione Divisa".Consiste nel dirigere l'attenzione contemporaneamente verso l'esterno (l'azione che si sta compiendo) e verso l'interno (le reazioni del proprio corpo, della mente e delle emozioni).
3. La "Battaglia per il Presente"L'uomo ordinario vive costantemente nel passato (rimpianti, ricordi) o nel futuro (progetti, ansie), perdendo l'unico momento reale.La "Battaglia per il Presente" è lo sforzo incessante di ancorarsi al "Qui e Ora".Per Thomasson, l'istante presente è l'unica "porta" attraverso cui l'energia superiore (o la coscienza reale) può penetrare nel corpo fisico.
4. Il Silenzio Interiore e la Catastrofe NecessariaLa crescita dell'Essere reale può avvenire solo se la mente ordinaria tace. Thomasson insiste sulla necessità di fare spazio attraverso il silenzio interiore.Per raggiungere questo stato, l'individuo deve attraversare una crisi: il crollo delle proprie illusioni e delle false certezze su se stessi.
Questa "catastrofe" interiore è dolorosa ma indispensabile, poiché solo dalle ceneri della falsa personalità può nascere l'uomo nuovo.

Nei ritiri e nei gruppi intensivi guidati da Henri Thomasson e da sua moglie Michèle in Italia, i concetti filosofici venivano applicati attraverso dinamiche fisiche e pratiche ben definite, strutturate per generare uno shock nella coscienza dei partecipanti.
1. La pratica dei Movimenti (Danze Sacre)I Movimenti di Gurdjieff erano il fulcro del lavoro corporeo. Michèle Thomasson guidava le classi pianistiche e coreografiche applicando tre regole severe:
a) Asimmetria forzata: Gli esercizi richiedevano che la testa eseguisse un ritmo, le braccia un secondo e le gambe un terzo. Questo sforzo bloccava i pensieri automatici ("l'Impostore"), costringendo l'attenzione a frammentarsi per coordinare il corpo.
b) Immobilità improvvisa (Lo "Stop!"): Durante l'esecuzione di una danza, l'istruttore gridava "Stop!". I partecipanti dovevano congelarsi istantaneamente in qualsiasi posizione si trovassero, mantenendo persino lo sguardo fisso. Questo serviva a osservare la propria postura meccanica senza poterla correggere, smascherando i propri automatismi fisici.
c) Geometria collettiva: Le danze non erano espressioni libere ma precise strutture matematiche in cui il singolo doveva muoversi in totale armonia con il gruppo, annullando il proprio egoismo.
2. Le "Journées de Travail" (Le giornate di lavoro pratico)I ritiri residenziali (spesso tenuti in contesti rurali e isolati) non erano basati sulla meditazione passiva, ma sul lavoro manuale duro e ripetitivo:Attività faticose: Spostare pietre, spaccare legna, cucinare per grandi numeri o pulire.Sforzo deliberato: L'obiettivo non era l'efficienza del compito, ma l'osservazione delle proprie resistenze interne. Thomasson spingeva gli allievi a notare la rabbia, la stanchezza o il desiderio di approvazione che emergevano durante lo sforzo fisico, usandoli come materiale di studio per la "Battaglia per il Presente".
3. Il silenzio e l'Economia EnergeticaI partecipanti venivano addestrati a non disperdere la propria forza vitale in chiacchiere inutili:Silenzio funzionale: Durante i pasti e i compiti pratici era vietato parlare, se non per strette necessità organizzative.Controllo della parola: Nelle riunioni serali di condivisione, Thomasson esigeva risposte brevi, prive di teorie filosofiche o giustificazioni emotive. Si poteva parlare solo della propria esperienza diretta e immediata legata all'osservazione di sé svolta durante il giorno.
4. Il ruolo dello "Shock" del maestroThomasson utilizzava una severità pedagogica speculare a quella di Jeanne de Salzmann. Poteva interrompere bruscamente un allievo, ignorarlo intenzionalmente o assegnargli compiti apparentemente privi di logica per urtare il suo orgoglio. Questa frizione interiore mirava a provocare la "catastrofe necessaria": il crollo dei ruoli appresi dall'infanzia per far emergere un barlume di presenza reale.

La Storia di Gurjieff

 

George Ivanovitch Gurdjieff (1866?-1949), il cui insegnamento combina cristianesimo, sufismo e altre tradizioni religiose, è uno dei più influenti maestri nella storia dell’esoterismo contemporaneo. Parlare di movimenti “gurdjieffiani” suscita in genere la disapprovazione proprio di chi ne fa parte; si può quindi fare riferimento – più generalmente – a una “eredità” di Gurdjieff, tuttora viva e presente.

Gurdjieff nasce in una data imprecisata che oscilla tra il 1866 e il 1877 (i biografi, pur senza sicurezza, preferiscono la data del 1866) nella città di Alexandropol (oggi chiamata Gyumri, nell’attuale Armenia) da padre greco e madre armena. Il padre – prima commerciante di legname e poi falegname – è anche un cantastorie, e questa tradizione di poesia orale influenza il figlio. Dopo che la famiglia si è trasferita a Kars, Gurdjieff è educato da sacerdoti ortodossi e prende in considerazione a sua volta il sacerdozio. Non è questa peraltro la sua via, e a partire dal 1884 comincia a esplorare altre tradizioni spirituali, in particolare quella sufi. Fra il 1887 e il 1907 si situano i “vent’anni mancanti” nella biografia di Gurdjieff. Si sa che con altri amici forma un gruppo chiamato dei “Cercatori della verità”, compie numerosi viaggi che lo portano dal Medio Oriente all’India, dall’Asia Centrale al Tibet, visitando monasteri e centri religiosi, e cercando una misteriosa “Confraternita di Sarmoung”, di cui aveva trovato un riferimento nel 1886. Più tardi, di questi anni sarà dato conto nel volume autobiografico Incontri con uomini straordinari, un testo che certamente ha in parte un significato simbolico e metaforico piuttosto che fattuale.

Nel 1907 Gurdjieff è a Tashkent, dove inizia a insegnare “scienze soprannaturali”. Nel 1912 nasce il primo gruppo di Mosca, seguito nel 1913 da un altro a San Pietroburgo. Sempre nel 1912 Gurdjieff legge con interesse il Tertium Organum, una complessa opera sulla natura dell’universo pubblicata, nel 1911, dallo scrittore Piotr Demianovich Ouspensky (1878-1947). Nel 1915, Gurdjieff accetta Ouspensky come allievo a Mosca. Nel 1916 e 1917 entrano nel gruppo anche il compositore Thomas Alexandrovich de Hartmann (1885-1956) e sua moglie Olga Arkadievna de Hartmann (1885-1979). La rivoluzione russa travolge il piccolo gruppo, che si riforma nel luglio 1917 nel Caucaso, a Essentuki, spostandosi poi ripetutamente in altre località fra cui Tiflis (oggi Tbilisi), in Georgia. Qui nel 1919 Gurdjieff incontra l’artista Alexandre Gustav Salzmann (1874-1934) e la moglie Jeanne Matignon de Salzmann (1889-1990), che aveva studiato danza sotto la guida di Émile Jaques-Dalcroze (1865-1950), il creatore dell’euritmia.

In collaborazione con Jeanne, Gurdjieff elabora i suoi “movimenti”, o danze sacre, che presenta per la prima volta a Tiflis nel giugno 1919. Nello stesso anno, a metà settembre, costituisce con i discepoli l’Istituto per lo Sviluppo Armonico (o Armonioso) dell’Uomo. Peggiorate le condizioni politiche in Georgia, nel 1920 Gurdjieff e l’Istituto si trasferiscono a Costantinopoli (oggi Istanbul), dove continuano dimostrazioni semi-pubbliche delle danze sacre. Nel 1920 Gurdjieff incontra a Costantinopoli il maggiore John Godolphin Bennett (1897-1974), che più tardi diventerà un suo allievo tanto brillante quanto incontrollabile e indipendente. L’interesse per l’Istituto in Turchia è peraltro modesto; nel 1921 Gurdjieff e i discepoli si trasferiscono a Berlino, quindi visitano Londra (dove Ouspensky rimane in via definitiva).

Nel 1922 si stabiliscono in Francia nel castello del Prieuré a Fontainebleau-Avon, alle porte di Parigi. Poco dopo l’apertura, il Prieuré accetta come ospite permanente la celebre scrittrice neozelandese Katherine Mansfield (1888-1923). Ammalata di tubercolosi, la scrittrice muore l’anno seguente, e la stampa accusa l’Istituto – probabilmente del tutto a torto – di non averle prodigato cure adeguate. Dopo l’incidente, le cose migliorano e le serate di musica e danze sacre organizzate da Gurdjieff – al Prieuré e altrove – suscitano l’interesse di numerosi intellettuali. Nasce così l’idea, nel 1924, di una prima tournée in America, dove Gurdjieff incontra – soprattutto negli ambienti letterari – amici fedeli, che continueranno a interessarsi per molti anni alle sue idee. Ulteriori viaggi negli Stati Uniti sono organizzati negli anni successivi, con alterni successi. Non mancano tuttavia – in anni che pure per Gurdjieff sono di grande attività creativa – le difficoltà: l’Istituto deve lasciare il Prieuré nel 1932, e perderlo definitivamente a causa di difficoltà economiche nel 1933.

Gurdjieff continua tuttavia a insegnare le sue idee e le sue tecniche a Parigi e nei frequenti viaggi negli Stati Uniti, incontrando nuovi successi negli ambienti letterari; negli anni 1936-1937 anima il gruppo “La Corda” (The Rope), costituito da scrittrici americane (tutte lesbiche) venute a Parigi per porsi alla sua scuola, fra cui Margaret Anderson (1886-1973) e Jane Heap (1887-1964), che erano state le fondatrici della leggendaria Little Review a New York. Solo verso la fine della Seconda guerra mondiale – nel difficile clima di Parigi occupata – iniziano ad acquistare importanza allievi francesi, fra cui lo scrittore René Daumal (1908-1944). Dopo la morte di Ouspensky – con cui i rapporti non erano mai stati facili –, nel 1947, numerosi allievi di questo si rivolgono a Gurdjieff, e nel 1948 partecipano a una riunione a Parigi. Dopo un grave incidente automobilistico, nel 1948, le sue condizioni di salute si aggravano. Muore il 29 ottobre 1949 all’Ospedale Americano di Neuilly, dopo avere trasmesso le sue ultimi istruzioni a Jeanne de Salzmann.

È proprio Jeanne de Salzmann – nata a Reims, in Francia, da padre protestante e madre cattolica – a tenere le fila dell’“eredità” di Gurdjieff dopo la sua morte. Il maestro non aveva mai voluto fondare un movimento organizzato; aveva lasciato dietro di sé testi in gran parte simbolici e volutamente oscuri; certo non aveva formalmente nominato un successore. Tuttavia intorno a Jeanne de Salzmann si organizzano una serie di istituzioni che riconoscono nell’autorità di questa allieva prediletta – che morirà nel 1990, all’età di centouno anni; le succederà in un primo momento Henri Tracol (1909-1997), quindi il figlio Michel de Salzmann (1923-2001), e attualmente il celebre regista britannico Peter Brook (nato nel 1925), che nel 1979 ha diretto la riduzione cinematografica del racconto Incontri con uomini straordinari – un punto di riferimento per una rete di fondazioni e società autonome in Europa, Stati Uniti, Sud America e Australia. Le istituzioni principali di questa rete – nota complessivamente con il nome The Gurdjieff Foundation, e che conta circa 10.000 membri – sono l’inglese Gurdjieff Society, fondata nel 1955 e a lungo guidata da Henriette H. Lannes (1899-1980), e la Gurdjieff Foundation di New York, animata da Henry John Sinclair, Lord Pentland (1907-1984). La Gurdjieff Foundation e la Gurdjieff Society – cui va aggiunta la venezuelana Fundación Gurdjieff Caracas, nonché la declinazione francese di questa rete, nota come Institut Gurdjieff – hanno difeso l’integrità del lavoro di Gurdjieff creando una “ortodossia gurdjieffiana” (se questa espressione è lecita, considerate le peculiari idee del maestro) e dando vita alla International Association of Gurdjieff Foundations. 

L’“eredità” di Gurdjieff è presente in una varietà di ambiti artistici, culturali e letterari dove hanno lasciato il loro segno suoi discepoli diretti o indiretti, da Pamela Travers (1899-1996), la creatrice di Mary Poppins, che al maestro ha reso spesso esplicito omaggio, e all’architetto Frank Lloyd Wright (1869-1959), che aveva incontrato Gurdjieff e si era interessato alle sue idee dopo averne sposato una discepola. In una generazione che non ha conosciuto direttamente Gurdjieff, si può citare fra gli altri in Italia il cantautore Franco Battiato, che si è adoperato per la diffusione del pensiero del maestro – non senza successo – nel nostro paese, e che ispira a sua volta gruppi che si riuniscono in forma privata per studiare e mettere in pratica gli insegnamenti di Gurdjieff.

L’insegnamento di Gurdjieff sfugge a ogni tentativo di ricostruzione: mette insieme spiritualità, filosofia, cosmologia e un modello complesso della persona umana legandoli in un sistema unificato. Il “Lavoro” di Gurdjieff è rivolto all’evoluzione personale, alla trasformazione sociale, e ultimāmente a una trasformazione su scala cosmica. L’espressione “Lavoro” si riferisce allo sforzo che è necessario perché l’allievo si “risvegli” al significato dell’esistenza umana. I frutti del “Lavoro”, che inizia come opera interiore su se stessi, devono ultimāmente trasformare la vita quotidiana. Il “Lavoro” è una forma di tradizione orale; richiede una “scuola” e la disponibilità degli “allievi” o “studenti” a porsi sotto la tutela di un maestro, senza il quale la trasformazione interiore è giudicata impossibile. La condizione umana così come si presenta oggi è lontana dalla sua verità originaria e dal suo potenziale. Nel mondo moderno in ogni persona coesistono molti “io” contraddittori, in competizione fra loro; questo conflitto rende ultimāmente impossibili il pensiero e l’azione in forma unitaria. Inoltre, in ogni persona coesistono due nature che non sono capaci di riconoscersi a vicenda: l’essenza e la personalità. La libertà, l’azione consapevole e un’autentica volontà non possono esistere in questo stato di frammentazione. Quella che chiamiamo “azione” è soltanto un fenomeno meccanico e inconscio. Questo stato comune e quotidiano è chiamato da Gurdjieff “sonno”.

L’evoluzione personale è quindi il risveglio dallo stato di sonno, e il passaggio dalla frammentazione all’unità. Lo stato di “sonno” non priva soltanto la persona della libertà e della responsabilità; turba anche la sua relazione con il cosmo. Gurdjieff chiede – talora brutalmente – di prendere atto dello squilibrio e delle illusioni che impediscono di vedere la realtà della presente condizione umana. Il “Lavoro” lentamente rivela come l’entità che la persona considerava unitaria, coerente e libera è in realtà un insieme contraddittorio di pensieri, reazioni emotive, e meccanismi ripetitivi di auto-protezione. La consapevolezza di questo stato di confusione è il primo passo in direzione del risveglio. Come secondo passo, è necessario accettare quanto si è visto. Le prime fasi del “Lavoro” propongono l’osservazione, la verifica e l’accettazione della verità della condizione umana attraverso lo studio, la partecipazione a un lavoro di gruppo ed esercizi di attenzione (“ricordo di sé”).

L’insegnamento di Gurdjieff non è organizzato intorno a un sistema dottrinale, ma piuttosto intorno a un metodo. Insiste che tutto deve essere messo in discussione. Vivendo in questo modo – perpetuamente critico – le capacità di osservazione e di attenzione si affinano, e le idee sono verificate nella vita. Gurdjieff insegna che le sue dottrine non possono essere trasmesse in modo univoco perché ogni persona ha un itinerario di crescita indipendente e unico, di cui si deve tenere conto. Tuttavia, è anche vero che – di fronte al rischio dell’auto-illusione – un lavoro di gruppo, con altri, è indispensabile per la trasformazione. Lavorando in gruppo l’osservazione di se stessi può essere più obiettiva; alcuni esercizi sono inoltre possibili soltanto in gruppo. I gruppi – nel “Lavoro” – dovrebbero anche sviluppare sincerità, forza interiore e nuove capacità. In concreto il “Lavoro”, nei gruppi, si concentra su metodi di auto-osservazione che hanno, tra l’altro, lo scopo di imparare a “ricordare se stessi”. Osservare come si pensa, si agisce, si provano emozioni rivela come i tre centri della persona umana – mentale, emozionale e motorio – operano a diverse velocità, e sono spesso in contraddizione tra loro.

Gli esercizi del “Lavoro” rendono consapevoli delle relazioni fra i tre centri, e permettono l’emergere di momenti in cui la natura meccanica dell’uomo non è più dominante. Questi momenti in cui si emerge dallo stato di “sonno” sono effimeri, ma gradualmente si legano gli uni agli altri e offrono nuove possibilità di integrazione. Al servizio del “Lavoro” si pongono anche la musica e i movimenti del corpo. Gurdjieff e Thomas de Hartmann hanno lasciato un ampio corpus musicale, il cui scopo è trasmettere un insegnamento pratico sulle relazioni fra la vibrazione, l’esperienza del suono, e la consapevolezza. Jeanne de Salzmann ha trasmesso a sua volta un gran numero di “danze sacre” o “movimenti” creati da Grudjieff sulla base di diverse tradizioni osservate nei suoi viaggi. La musica e i movimenti offrono la possibilità di studiare e “ricordare” se stessi, creando condizioni in cui è più facile osservare la relazione fra il corpo e la qualità della nostra attenzione. Attraverso il corpo si sperimentano anche diversi livelli e qualità di energia.

Gurdjieff descrive gli stati superiori dell’evoluzione personale come difficili, ma non impossibili. A differenza di altri sistemi esoterici che svalutano il ruolo del corpo, l’insegnamento di Gurdjieff insegna a integrare quelle che definisce le due nature dell’esistenza umana, la evolutiva e la involutiva, in modo da accedere a un luogo ideale collocato in una posizione intermedia fra queste due nature. Solo a questo punto è possibile riscoprire e alimentare l’essenza, quella parte della persona che rivela lo scopo della vita. Continuando nello sviluppo, cresce anche la consapevolezza delle responsabilità: la persona può mettersi al servizio di altri e del grande processo cosmico dell’evoluzione. Gurdjieff inserisce il “Lavoro” in una complessa cosmologia. Lo scopo della vita è consapevolmente trasformare energia e partecipare responsabilmente a un processo e a un dramma cosmico, in cui l’umanità ha il suo posto nella grande catena dell’essere. Le persone che non raggiungono la consapevolezza contribuiscono anche loro – ma involontariamente e passivamente – a liberare energia e a nutrire i processi cosmici, diventando – secondo l’espressione del maestro – “cibo per la Luna”. In termini più “religiosi”, alcuni interpreti del pensiero di Gurdjieff hanno affermato che si ritrova qui l’idea – comune ad altri sistemi esoterici – secondo cui non tutti hanno un’anima, ma soltanto coloro che sono in grado di costruirsela consapevolmente attraverso un faticoso processo.

 

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In questa sezione sono presenti saggi tratti di autori che per tutta la vita si sono dedicati allo studio del'uomo.Hanno percorso varie "strade", per raggiungere lo stesso obiettivo.
Forse non era e non lo è utile viaggiare per conoscere nuovi luoghi, forse "è più utilte viaggiare se stessi, viaggi veramente diversi e mai visti, per conoscersi.

Di seguito alcune estratti da:

  1. Castaneda:
    Sul non agire;
    I Pinches Tiranitos;
    L'importanza personale;
    I quattro nemici dell'uomo;
  2. Gurdjieff:
    La Storia di Gurjieff;
    Si scrive schiavitù ma si legge libertà;
    da: "La quarta via";
    La civiltà moderna;
    Henri Thomasson - La scuola Italiana sino al 1997;
    I "Movimenti" di Gurdjieff spiegati da Henri Thomasson;
  3. Steiner:
    “Nervosità, fenomeno del nostro tempo”;
    Il mondo Parallelo;
    Euritmia;
    "Steiner scrive della sua strada:";
    Il mistero dell'arcangelo Gabriele secondo Steiner

INVOLUZIONE ED EVOLUZIONE (Steiner)

Nella vita fisica, esiste un fenomeno che nessuno ha spiegato esotericamente:
quello della vita caotica legata al sonno e che noi chiamiamo la vita di sogno. Che cos’è il sogno? La sopravvivenza di un’attività risalente a un periodo
preistorico. Per comprenderlo, per analogia, consideriamo certi fenomeni che non appartengono più logicamente alla vita fisica: degli organi che non servono
più a nulla, degli organismi rudimentali di cui il naturalista non sa cosa fare. Tali sono certi organi motori dell’orecchio e dell’occhio che oggi non servono
più, l’appendice, e, come è noto, la ghiandola pineale; questa si trova nel cervello e ha la forma di un minuscolo strobilo di pino. I naturalisti la spiegano
come una degenerazione, una vegetazione parassitaria del cervello. Ciò è inesatto. Nella creazione della natura non vi è nulla di inutile. La ghiandola
pineale è quel che rimane attualmente di un organo che, nell’uomo primitivo, aveva la massima importanza: era un organo di percezione, una specie di
cervello esterno che serviva da antenna, da occhio e da orecchio. Quest’organo esisteva nell’uomo al suo stadio rudimentale nell’età in cui la
Terra semi-liquida e semi-vaporosa, era ancora unita alla Luna. In questo elemento, in parte liquido e in parte gassoso, l’uomo nuotava come un pesce e si
dirigeva con l’aiuto di quest’organo. Le sue percezioni erano costituite da immagini e da allegorie. Le correnti calde evocavano in lui l’impressione di un
rosso vivo e di una sonorità molto forte. Le correnti fredde evocavano colori verdi e turchini, di sonorità argentine e fluide.
La ghiandola pineale, molto sviluppata nell’uomo primitivo, aveva dunque un ruolo di capitale importanza, ma con la mineralizzazione della Terra apparvero
altri organi sensori e apparentemente essa non ha più alcuna funzione. Paragoniamo a questo organo il fenomeno del sogno.
Il sogno rappresenta una funzione rudimentale della nostra vita, sembra privo di utilità e di scopo, ma in realtà, si tratta di una funzione atrofizzata che, in
passato, portava a una maniera totalmente diversa di vedere il mondo. Prima di divenire metallica, la Terra era percepibile solo astralmente. Ogni
percezione è relativa e non è che un simbolo. La verità centrale può essere percepita soltanto dall’uomo divino ed ineffabile. Questo è stato
meravigliosamente espresso da Goethe nella frase: « Tutto ciò che passa non è che un simbolo».
La visione astrale (che è ancora quella odierna del sogno) è anch’essa un’allegoria, un simbolo.
Citiamo, come esempio, sogni provocati da cause fisiche e psichiche. Uno studente sogna che un compagno, entrando a scuola, gli dà un pugno, ne
nasce un duello ed egli viene trafitto. SÌ sveglia, la causa del sogno è una seggiola rovesciata Si sente in sogno il trotto di un cavallo: l’audizione è provocata dal ticchettio
di un orologio. Una donna vede in sogno un pastore con le ali, che predica: è un gallo che canta.
Nel sogno si hanno percezioni provenienti dal corpo ed altre provenienti dal mondo spirituale, tali percezioni sono all’origine dei miti.
I miti e le leggende sono all’origine visioni astrali che la tradizione, in seguito, traveste, trasforma e sviluppa.
Ecco un esempio: la leggenda slava della Donna di Mezzogiorno. Durante la mietitura, nella pesante calura estiva, quando i contadini non rientrano a casa ma
si riposano sulla terra e si addormentano, appare loro una donna che propone una serie di enigmi. Se i dormienti o le dormienti riescono a risolverli, si risvegliano,
in caso contrario la donna li uccide, fendendoli in due con una falce. La leggenda aggiunge che il fantasma può essere scongiurato recitando un Padrenostro alla
rovescia.
L’occultista ci spiega che questa donna è una forma astrale, una specie di incubo che opprime chi dorme: il Padrenostro alla rovescia è una traduzione del
mondo astrale, dove tutto viene riflesso alla rovescia nell’ordine inverso come in  uno specchio. Ludwig Leistner, nel suo libro Das Roet- sel des Sphinx, trova che
l’origine della leggenda della Sfinge è comune a tutti i popoli. Egli inoltre dimostra come tutte le leggende provengano da uno stato di sonno superiore che
percepisce delle realtà e la Sfinge sia veramente un dèmone.
Tutti i miti hanno dunque la loro origine in uno stato di sonno o percezione del mondo secondo una simbologia astrale. I miti sono il mondo astrale visto in
visioni simboliche.
Storicamente, la creazione mitica scompare quando si sviluppa la vita logica e intellettiva. Tuttavia, per una legge occulta, ad ogni grado di evoluzione è presente un
elemento del passato. Le antiche facoltà atrofizzate nell’essere umano, sopravvivenze di periodi trascorsi, hanno nella nostra vita la funzione di fermenti
conservati per ulteriori sviluppi, come nel pane il lievito che fa gonfiare la pasta. In tal modo, la facoltà del sogno, nell’umanità attuale, genererà la forza di una
nuova percezione, della percezione del mondo astrale e spirituale. Oggi, l’uomo vive per mezzo dei sensi e della sua intelligenza che elabora
quanto da essi gli viene trasmesso; in futuro, l’uomo vivrà per mezzo dell’intelletto risvegliato alla luce della coscienza e nello stesso tempo nel
mondo astrale.
La trance del soggetto ipnotizzato e del medium è un fenomeno atavico attualmente connesso a una diminuzione della coscienza. Il chiaroveggente,
l’iniziato, non è uno squilibrato, bensì una persona che possiede già il grado di coscienza degli uomini dell’avvenire: egli è solidamente ancorato alla
concretezza della Terra quanto l’uomo più positivo, e la sua ragione è altrettanto chiara e sicura, ma il suo sguardo vede nei due mondi.
E’ per una legge di evoluzione che certi organi si atrofizzano per riprendere in séguito una nuova funzione.
La ghiandola pineale è fisiologicamente connessa con il sistema linfatico, essa costituiva l’organo di percezione esterna e si può vedere ancor oggi nei neonati,
alla sommità del cranio, un punto molle che ricorda la costituzione dell’uomo ai tempi di questa percezione.
Il sogno ha nella nostra vita intellettuale un ruolo simile a quello della ghiandola pineale nella fisiologia del corpo umano. Perché esistono uno sviluppo
discendente e uno sviluppo ascendente? Perché esiste il male? A questo interrogativo né la Scienza né la Religione hanno veramente risposto. Dalla
soluzione di tale quesito dipende tutto il problema dell’educazione dell’uomo. Il male non è qualcosa di assoluto, è uno strumento nello sviluppo degli esseri
e della loro libertà.
Il materialista non ammette che i pensieri suggeriti in noi dalla Natura siano in essa contenuti, anzi sostiene il contrario.
I Rosa-Croce del Medioevo ponevano un bicchiere d’acqua davanti al neofita e gli dicevano: « Perché quest’acqua sia nel bicchiere, bisogna che qualcuno ce
l’abbia messa ». Lo stesso si può dire delle idee che noi troviamo nella Natura: occorre che vi siano state messe dagli spiriti divini, artefici del Logos.
pensieri da noi tratti dal mondo vi si trovano realmente, in esso è contenuto necessariamente tutto ciò che noi creiamo.
E’ un’idea errata di certi mistici quella di sminuirò il valore del corpo fisico. Esso ha il medesimo valore del corpo astrale: deve diventare il tempio
dell’anima.
Consideriamo l’ammirabile struttura del femore, l’osso che sostiene il corpo e i cui piani sono intersecati in modo da ottenere la massima solidità con la minor
materia possibile. Nessun ingegnere sarebbe in grado di realizzare una simile meraviglia.
A paragone del corpo fisico, il corpo astrale — centro in cui vengono elaborate le nostre passioni — è rudimentale ed informe.
Il mondo fisico è l’espressione di una saggezza incarnata, della saggezza divina.
I Rosa-Croce insegnano che la Terra fu una terra di saggezza, mentre quella di oggi potrebbe essere definita una terra di amore. La missione dell’uomo sta nel
perfezionare quanto in lui è ancora imperfetto così come fece in passato la saggezza divina col suo corpo fisico. Egli deve perfezionare il proprio corpo
astrale e il mondo circostante.
Involuzione significa tutto ciò che entra in noi — senza la nostra coscienza e la nostra volontà — per influenza della saggezza divina. Evoluzione è tutto ciò
che dobbiamo trarre da noi stessi — con la nostra coscienza e la nostra volontà —, e diffondere nel mondo esterno.
La piramide è stata ispirata dalla montagna e significa qualcosa di diverso della montagna. La piramide perirà nel corso dei secoli ma l’idea che l’ha creata
continuerà a evolvere.
Parimenti quel che oggi costituisce la cattedrale rivestirà una forma diversa. Le tele di Raffaello cadranno in polvere, ma l’anima di Raffaello e le idee
raffigurate nei suoi quadri permarranno in quanto forze viventi ed evolventisi. L’Arte di oggi sarà la Natura di domani e rifluirà in essa. Così l’Involuzione
diventa Evoluzione. Questo è il punto di intersezione del divino con l’umano e la duplice forza che porta Dio all’uomo e fa risalire l’uomo a Dio.
Così praticato, l’occultismo diventa la forza viva che contiene tutti i germi dell’evoluzione futura.

Insights

Frasi Celebri

    1. In questa sezione sono presenti saggi tratti di autori che per tutta la vita si sono dedicati allo studio del'uomo.Hanno percorso varie "strade", per raggiungere lo stesso obiettivo.
      Forse non era e non lo è utile viaggiare per conoscere nuovi luoghi, forse "è più utilte viaggiare se stessi, viaggi veramente dicersi e mai visti, per conoscersi.

      Di seguito alcune estratti da:

      1. Castaneda:
        Da Castaneda sul non agire;
        I Pinches Tiranitos;
        L'importanza personale
        ;
        I quattro nemici dell'uomo;
      2. Gurdjieff:
        La Storia di Gurjieff;
        Si scrive schiavitù ma si legge libertà;
        da: "La quarta via";
        La civiltà moderna;
        Henri Thomasson - La scuola Italiana sino al 1997;
        I "Movimenti" di Gurdjieff spiegati da Henri Thomasson
        ;
      3. Steiner:
        “Nervosità, fenomeno del nostro tempo”;
        Il mondo Parallelo;
        Euritmia;
        "Steiner scrive della sua strada:";
        Il mistero dell'Arcangelo Gabriele secondo Steiner